Intelligenza artificiale e imprese: innovare mantenendo competenze
Articolo pubblicato il 27 Ottobre 2026 • Tempo di lettura: 2 minuti

Dall’AI che aiuta le persone a ragionare alle tecnologie per il benessere e l’efficienza energetica: a Bologna sta prendendo forma un modello di innovazione che non punta soltanto alla produttività, ma anche al valore che genera per le persone e la società.

L’intelligenza artificiale può scrivere testi, analizzare dati, automatizzare processi e svolgere in pochi secondi attività che prima richiedevano ore.

È una rivoluzione straordinaria per le imprese.

Ma c’è una domanda che dovremmo porci più spesso: stiamo usando queste tecnologie per diventare più competenti o stiamo semplicemente imparando a delegare sempre più cose alle macchine?

La differenza non è da poco.

Un’azienda può introdurre strumenti tecnologici avanzatissimi e ottenere un immediato aumento della produttività. Ma se, nel frattempo, le persone perdono la capacità di comprendere i processi, prendere decisioni e risolvere problemi autonomamente, possiamo davvero parlare di innovazione riuscita?

È da questa riflessione che vogliamo partire per raccontare un modo diverso di intendere l’innovazione. Un approccio che sta trovando applicazioni concrete anche nel territorio bolognese, grazie all’incontro tra imprese, startup, centri di ricerca e nuove competenze.

Il futuro dell'intelligenza artificiale non è fare tutto al posto nostro

Oggi gran parte del dibattito sull’intelligenza artificiale ruota intorno alla domanda “Quante attività possiamo automatizzare?”.  Ma forse dovremmo cominciare a chiederci anche quante nuove capacità possiamo sviluppare grazie all’AI.

Pensiamo a un collaboratore che utilizza un assistente intelligente per affrontare un problema complesso.

Il sistema potrebbe fornirgli immediatamente una soluzione pronta. Il lavoro sarebbe concluso in pochi secondi.

Oppure potrebbe aiutarlo a valutare alternative, individuare informazioni mancanti e comprendere meglio le conseguenze delle proprie decisioni.

Nel primo caso, la tecnologia sostituisce un’attività cognitiva. Nel secondo, contribuisce a sviluppare una competenza.

Non significa che automatizzare sia sbagliato. Significa riconoscere che l’efficienza immediata non dovrebbe essere l’unico parametro con cui valutiamo una tecnologia.

Una buona innovazione dovrebbe migliorare ciò che facciamo oggi senza impoverire ciò che saremo capaci di fare domani.

TetiAI: un'intelligenza artificiale che aiuta a continuare a pensare

Un esempio interessante arriva da Bologna, dove TetiAI ha sviluppato Teti-Cognition, un modello appartenente alla nuova categoria dei Cognition Models.

L’idea alla base del progetto è particolare: anziché concentrarsi esclusivamente sulla qualità delle risposte generate dall’intelligenza artificiale, il sistema cerca di riconoscere come sta ragionando la persona che la utilizza.

Teti-Cognition è un modello di piccole dimensioni, open source ed eseguibile in locale, progettato per analizzare la conversazione e fornire segnali che l’assistente AI può utilizzare per adattare il proprio comportamento.

L’obiettivo è aiutare l’utente a mantenere un ruolo attivo nel ragionamento, evitando che l’interazione con la tecnologia diventi una semplice delega delle proprie capacità decisionali.

La stessa realtà sta sviluppando anche i Pups, agenti personali autonomi in grado di organizzare e svolgere attività operative, coinvolgendo la persona quando è necessario prendere decisioni strategiche.

Il principio è semplice: delegare il lavoro operativo senza rinunciare alla responsabilità di pensare e decidere.

È un cambio di prospettiva importante, soprattutto per le imprese che stanno cercando di integrare l’intelligenza artificiale nei propri processi organizzativi.

L'innovazione che funziona non riguarda soltanto la tecnologia

Quando parliamo di innovazione, tendiamo a pensare a software, robot, algoritmi e automazione.

In realtà, alcune delle applicazioni più interessanti nascono quando la tecnologia viene utilizzata per affrontare problemi molto concreti: consumare meno energia, migliorare il benessere delle persone, sostenere le famiglie o rendere più accessibili determinati servizi.

A Bologna, intorno all’ecosistema di BI-REX Competence Center, stanno prendendo forma esperienze che mostrano come l’innovazione possa generare benefici in ambiti molto diversi.

Astreo: l'AI che aiuta le imprese a consumare meno

Ridurre i consumi energetici è una necessità economica e ambientale per tutti, soprattutto per le aziende.

Ma per intervenire efficacemente bisogna prima capire se e dove si verificano degli sprechi.

Astreo, realtà innovativa incubata presso BI-REX, ha sviluppato una soluzione che combina sensori IoT e intelligenza artificiale per monitorare i consumi dei macchinari e individuare le inefficienze operative.

Il sistema analizza i dati raccolti, riconosce consumi anomali e situazioni di standby e produce report con indicazioni sugli interventi da effettuare… che possono consentire riduzioni dei consumi fino al 30%.

L’aspetto interessante non è soltanto la tecnologia utilizzata, ma il fatto che i dati vengano trasformati in indicazioni operative.

L’innovazione, in questo caso, aiuta quindi le imprese a prendere decisioni più consapevoli, riducendo contemporaneamente costi e impatto ambientale.

Living Lab BI-REX: tecnologia e benessere organizzativo possono andare insieme?

Un altro esempio riguarda un tema spesso trascurato quando si parla di trasformazione digitale: il benessere delle persone che lavorano.

Il Living Lab BI-REX nasce nell’ambito di DARE – Digital Lifelong Prevention, iniziativa finanziata dal Piano Nazionale Complementare al PNRR per promuovere prevenzione e salute attraverso le tecnologie digitali.

Il progetto ha sperimentato l’utilizzo di dispositivi indossabili, come gli anelli OURA, per raccogliere informazioni su aspetti legati al riposo, all’attività fisica e al recupero.

La sperimentazione, durata un anno, ha portato anche allo sviluppo di un’applicazione che integra i dati dei sensori e propone attività e sfide per incoraggiare abitudini più salutari.

Per le aziende, esperienze di questo tipo aprono nuove possibilità di riflessione sulle iniziative di welfare, sulla prevenzione del burnout e sul coinvolgimento dei collaboratori.

La domanda diventa quindi: possiamo utilizzare l’innovazione non soltanto per chiedere alle persone di produrre di più, ma anche per aiutarle a lavorare e vivere meglio?

MindYum!: l'intelligenza artificiale entra anche nelle nostre abitudini alimentari

Il benessere passa anche attraverso le scelte quotidiane.

MINDYUM!, webapp sviluppata da GiustoPasto società benefit, utilizza un calcolatore proprietario basato su criteri scientifici per analizzare la composizione delle ricette e valutarne specifici equilibri nutrizionali.

L’intelligenza artificiale suggerisce poi modifiche alle proporzioni degli ingredienti o piccole integrazioni per migliorare l’equilibrio della preparazione.

Non si tratta di sostituire le competenze dei professionisti della nutrizione, ma di offrire uno strumento che renda più comprensibili e accessibili alcune informazioni utili per le scelte alimentari.

Le possibili applicazioni riguardano le famiglie, la ristorazione collettiva e i professionisti della salute e dell’alimentazione.

Anche qui, l’innovazione non nasce per introdurre complessità, ma per aiutare le persone a gestirla.

Angelo CareTV: innovare partendo dalle abitudini delle persone

Non tutte le innovazioni devono chiedere agli utenti di cambiare radicalmente comportamento.

A volte la soluzione migliore consiste nell’utilizzare in modo nuovo qualcosa che conosciamo già.

È il caso di Angelo CareTV, sistema di sicurezza domiciliare da remoto sviluppato da Care-TV, società modenese del gruppo Techboard, anche grazie al percorso Test Before Invest di BI-REX.

Il progetto parte da un oggetto familiare a moltissime persone anziane: il televisore.

Attraverso lo schermo è possibile ricevere promemoria e comunicazioni, mentre un sistema di rilevazione ambientale permette di individuare eventuali situazioni anomale senza richiedere l’utilizzo continuativo di dispositivi indossabili.

In presenza di eventi potenzialmente critici, il sistema può attivare un collegamento audio e video con il caregiver attraverso un’applicazione dedicata.

L’obiettivo è contribuire alla sicurezza e all’autonomia delle persone anziane, offrendo contemporaneamente uno strumento di supporto alle famiglie.

Un esempio di come la tecnologia possa essere progettata intorno alle esigenze delle persone, anziché chiedere alle persone di adattarsi alla tecnologia.

Perché innovare da soli è sempre più difficile

Cosa accomuna progetti così diversi?

Non soltanto l’utilizzo di tecnologie avanzate.

Il vero elemento comune è la capacità di mettere insieme conoscenze, competenze ed esperienze che difficilmente potrebbero convivere all’interno di una singola organizzazione.

Un’impresa manifatturiera conosce i propri processi produttivi, ma potrebbe non possedere le competenze necessarie per sviluppare algoritmi di intelligenza artificiale.

Una startup tecnologica può avere una soluzione innovativa, ma non conoscere abbastanza approfonditamente le esigenze di un determinato settore.

Un centro di ricerca può sviluppare nuove conoscenze, ma ha bisogno di confrontarsi con le imprese per trasformarle in applicazioni concrete.

È dall’incontro tra queste realtà che possono nascere opportunità che nessuna di loro riuscirebbe a costruire da sola.

Ed è qui che entra in gioco il concetto di InnoSistema.

Che cos'è un InnoSistema?

In M2I ci siamo inventati il termine InnoSistema per identificare un modello di innovazione collaborativa che mette in relazione imprese, startup, centri di ricerca, professionisti e altri soggetti attorno a obiettivi condivisi.

Non si tratta semplicemente di creare una rete di contatti.

L’obiettivo è costruire collaborazioni capaci di generare risultati e, soprattutto, di comprenderne e dimostrarne l’impatto.

Perché un progetto di innovazione può essere tecnologicamente avanzato, ma non necessariamente produrre benefici significativi per le persone o per il territorio.

La sfida è andare oltre l’adozione della tecnologia e chiedersi quale valore venga effettivamente generato.

Questa visione è coerente con il framework NIO – Nuova Intelligenza Organizzativa, che pone al centro il rapporto tra innovazione, competenze e valore aggiunto sociale.

Un approccio che considera l’evoluzione tecnologica e quella organizzativa come parti di uno stesso percorso.

Bologna può diventare un laboratorio di innovazione collaborativa

Bologna è conosciuta nel mondo per la sua tradizione manifatturiera, la meccanica, il packaging e le eccellenze alimentari.

Ma il territorio esprime anche competenze avanzate nella ricerca, nella digitalizzazione e nell’intelligenza artificiale, dimostrate da quanto scritto fino a qui.

Una delle infrastrutture che favoriscono l’incontro tra queste realtà è proprio BI-REX, Competence Center con sede principale a Bologna e una presenza operativa anche a Palermo.

La sua attività si inserisce nella rete nazionale dei Competence Center ad alta specializzazione, nata per sostenere i processi di innovazione delle imprese.

La collaborazione tra realtà differenti rappresenta un elemento particolarmente interessante, perché, come dicevamo, le competenze non sono distribuite in modo uniforme e non tutte le imprese affrontano le stesse sfide.

Mettere in relazione territori, settori e organizzazioni diversi significa trasformare queste differenze in opportunità.

Un’azienda agricola può trovare soluzioni confrontandosi con una startup tecnologica. Una PMI manifatturiera può sviluppare nuovi progetti grazie alla collaborazione con un centro di ricerca. Un’impresa può accedere a conoscenze che non avrebbe la possibilità di sviluppare internamente.

È questa la logica dell’InnoSistema: non chiedere a ogni impresa di possedere tutte le competenze, ma creare le condizioni perché possa incontrare quelle di cui ha bisogno.

Come possiamo capire se un'innovazione ha davvero creato valore?

C’è un’ultima questione che merita attenzione.

Siamo abituati a misurare l’innovazione attraverso indicatori economici e produttivi: investimenti, fatturato, riduzione dei costi, aumento dell’efficienza.

Sono parametri fondamentali, ma non raccontano necessariamente tutta la storia.

Un progetto potrebbe anche contribuire a migliorare l’autonomia delle persone, sviluppare nuove competenze, ridurre l’impatto ambientale o creare opportunità per un territorio.

Come possiamo riconoscere e valutare anche questi risultati?

Per M2I, questa domanda è centrale.

È il principio alla base dell’approccio Impact Proven: non limitarsi a dichiarare che un progetto è innovativo, ma lavorare per rendere riconoscibile e dimostrabile il valore che produce.

Una prospettiva che chiama in causa non soltanto le imprese, ma anche le istituzioni e le politiche pubbliche.

Sostenere l’innovazione, infatti, non dovrebbe significare esclusivamente finanziare l’introduzione di nuove tecnologie, ma anche favorire collaborazioni e percorsi capaci di generare benefici duraturi.

L'innovazione che fa la differenza: ne parliamo l'11 novembre a Bologna

Come si costruisce concretamente un sistema di innovazione collaborativa?

Quali opportunità possono nascere dall’incontro tra imprese, ricerca e nuove tecnologie?

E soprattutto, come possiamo fare in modo che l’innovazione produca valore non soltanto per chi la sviluppa, ma anche per chi la utilizza e per la società?

Sono alcune delle domande che approfondiremo durante “L’Innovazione che fa la Differenza – La costruzione del Valore nasce dalla Collaborazione”, l’evento di M2I e BI-REX in programma l’11 novembre 2026.

Durante il pomeriggio, imprese e partner condivideranno esperienze e progetti, tra cui alcune delle soluzioni raccontate in questo articolo.

Interverranno inoltre realtà come Polbert e Valsanterno Società Agricola, per portare il punto di vista di chi affronta concretamente i percorsi di innovazione.

A concludere l’incontro sarà il professor Piero Formica, con una riflessione su come innovare in un contesto caratterizzato dall’incertezza.

Perché, se c’è una cosa che possiamo già affermare, è che il futuro difficilmente ci offrirà tutte le risposte prima di chiederci di prendere una decisione.

Ma possiamo costruire reti, sviluppare competenze e creare collaborazioni che ci aiutino ad affrontarlo.

L’innovazione che fa la differenza non è necessariamente quella che fa più rumore. È quella che lascia qualcosa di valore, anche dopo che la tecnologia è cambiata.

L'INNOVAZIONE CHE FA LA DIFFERENZA

La costruzione del Valore nasce dalla Collaborazione

📅 11 novembre 2026 | Ore 15:00 – 18:00
📍 BI-REX Competence Center – Via Paolo Nanni Costa 20, Bologna